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lunedì 24 dicembre 2012

Giorno 12: concludendo con Delhi



L'ultimo giorno speso a Delhi eravamo quasi riposati visto che la giornata precedente - quella successiva alla visita ad Agra - l'avevamo spesa a fare uno shopping piuttosto rilassato.


Vie poco caotiche e trafficate, temperatura mite, gente educata... NO!



 
Alzatici di buona mattina, siamo saliti in macchina con il nostro nuovo autista, un altro nepalese che ci avrebbe portato in giro per le tappe che avevamo già concordato con il tour operator.
Contrariamente agli altri autisti avuti fino a quel momento questo si è rivelato essere piuttosto... indipendente. 

Ossia, più di qualche volta ha deciso che quel che contava non era tanto quel che volevamo noi ma quel che voleva lui. Oltre ad averci ripreso per essere stati in ritardo agli appuntamenti o non precisamente nel posto stabilito. Insomma, per capirci, un ex-militare molto raffreddato e che forse avrebbe fatto meglio a cercarsi un lavoro più consono al suo stile tipo, chessò, non avere per niente a che fare con altre persone.

Ad ogni modo, partiamo velocemente alla volta della Jama Masjid, la più grande e bella moschea di Old Delhi blablablabla-sempre le solite robe-blabla. 
Sarà che sono un po' risentito di com'è andata ma non ho un bellissimo ricordo della cosa.

Praticamente, quando siamo entrati ci hanno fatto pagare 300 rupie a testa, cosa che mi ha insospettito in quanto ricordavo piuttosto chiaramente che la guida dicesse che l'entrata era libera. Il bigliettaio comunque sembra piuttosto deciso, quindi pago ed entriamo.
Inizio ad armeggiare con il cellulare per verificare se su Internet non ci fossero indicazioni in merito e scopro rapidamente che avevo ragione io: non si paga l'entrata, si paga solo se si porta dentro una macchina fotografica.

All'entrata distribuiscono simpatici accessori moda per incrementare il livello di rispetto portato a questi luoghi, con il risultato che invece sembra di essere al circo



Il cancello del bigliettaio truffaldino alla Jama Masjid di Delhi


Visione d'insieme dell'edificio della Moschea nel complesso della Jama Masjid di Delhi

Completiamo la visita - che non mi sono goduto, presagendo l'incombente lotta - e vado diretto dal bigliettaio, intimandogli di restituirmi i soldi.

La cosa degenera velocemente: lui asserisce che io non abbia diritto al rimborso, mentre io insisto che ci ha fatto pagare a persona invece che per le macchine fotografiche (ne avevamo 2). 
Gli animi si scaldano e i toni di voce si alzano, finchè il tipo non mi spintona per rinforzare il concetto. Mio padre salta dentro sbraitando e un altro paio di custodi pure: la situazione si fa davvero animata. Io sono lì lì per saltare addosso a questo energumeno che sarà grande almeno due volte me, quando mi ricordo che ai piedi della scalinata c'è la polizia. 

Decido quindi di fare la persona civile e vado a chiamare i poliziotti, che prima discutono lungamente e poi decidono di mandare uno di loro con me - evidentemente quello che ha pescato la pagliuzza corta -. Il poveretto parla inglese ma è svogliatissimo: sale la scalinata, ascolta la versione del bigliettaio, ribatte con poche parole e poi viene CHIARAMENTE MANDATO A CAGARE, con il risultato che, colpito nell'animo, cosa fa? Se ne va, nel mio sconcerto più totale.
Lo raggiungo, gli chiedo dove sta andando e mi spiega che non può fare niente. Io sono furibondo e non so più chi insultare. 

I miei genitori mi raggiungono spiegando che il tizio ci ha restituito 600 rupie, ma io ormai sono fuori di me. Torno dai poliziotti e insisto che devono fare qualcosa perchè il tizio continua a far pagare tutti i turisti e non è possibile che bisogni alzare la voce e forse anche le mani per farsi ridare i soldi.
Finalmente colgono che voglio denunciare il bigliettaio e mi accompagnano alla stazione di polizia (a 50 metri) dove potrò registrare un FIR.

Vabbè, la taglio corta perchè ancora mi ribolle il sangue, fatto sta che avrò perso NON MENO DI UN'ORA E MEZZA nella stazione ad aspettare che l'inefficientissima polizia indiana mi A) consentisse di registrare sto FIR B) facesse venire, uno dopo l'altro, tutti gli ufficiali della stazione a parlarmi per chiedermi esattamente le stesse cose e C) trovasse una soluzione.

Soluzione che, alla fine della fiera, è stata farmi incontrare l'Imam della Moschea che, da persona molto educata e corretta che era, mi ha praticamente detto che siccome ho avuto indietro i miei soldi, potevo anche andarmene a quel paese e smettere di lamentarmi.

Insomma, evviva la giustizia - indiana e universale - e, IMPORTANTE, NON PAGATE PER ENTRARE IN QUELLA MOSCHEA E NON PORTATEVI LA MACCHINA FOTOGRAFICA.

Nel frattempo l'autista, che tanto era pagato lo stesso, ha continuato a rompere che dovevamo andare via in maniera così insistente che quando sono uscito dalla stazione di polizia i miei e Katia, che se l'erano sorbito per tutto il tempo, erano quasi rabbiosi quanto me. Cominciamo bene la giornata.

Subito dopo proseguiamo, a tappe un po' forzate data la perdita di tempo, verso il Forte Rosso, un complesso di palazzi che, dopo aver esplorato l'India, cominciano a sembrare un po' tutti uguali. Comunque, si tratta sicuramente di un luogo turistico che meriterebbe una visita se solo non fosse in una delle città più sgradevoli che mi è capitato di visitare - episodio precedente a parte -.

Un particolare delle decorazioni del Forte Rosso di Delhi


Per fortuna che la giornata è migliorata nettamente con la visita al Lodi Garden, una meraviglia che le guide non raccomandano ma che un amico ci aveva consigliato.

Si tratta di un parco ben tenuto la cui caratteristica peculiare è la presenza di stupende tombe Moghul immerse nel verde. Un luogo dove potersi finalmente rilassare, immersi nello splendore della natura e dell'arte.

Una antica struttura in rovina nel Lodi Garden di Delhi





Uno scorcio del Lodi Garden di Delhi con una tomba immersa nel verde


Lodi Garden decorations

Concludiamo poi la visita andando al celeberrimo Tempio del Loto, una struttura tra le più visitate al mondo realizzata dagli adepti della religione Bahà'ì, una religione basata sul principio che tutte le religioni del mondo non sono altro che versioni successive della stessa religione, di volta in volta rivelata con più chiarezza dai vari profeti Abramo, Maometto, Gesù, Buddha etc.


The Lotus Temple of the Bahà'ì Faith in Delhi

Insomma possiamo dire che Delhi è la città che meno ci ha affascinato dell'interva visita, più che altro per la scarsa accoglienza per i forestieri (anche per gli indiani non di Delhi): tendenzialmente tentano di fregarvi in ogni dove!

mercoledì 24 ottobre 2012

Giorno 10: Risciò a pedali a Delhi!



Ancora un po' scossi dall'esperienza di Varanasi, ci siamo poi diretti verso la successiva tappa del viaggio: Delhi. 

Finalmente possiamo esplorare la capitale dell'India moderna!

Il primo giorno è stato votato più che altro al relax e ad una visita leggera: Varanasi, calda e afosa, sporca e puzzolente, caotica e sovraffollata, ci ha veramente distrutto, sia fisicamente che emozionalmente.

L'albergo è in una vietta non particolarmente affascinante e la zona non sembra delle migliori, ma ha due fondamentali vantaggi: 1) è collocato molto bene rispetto ai luoghi da visitare e 2) costa poco nonostante sia appena stato rinnovato. 

L'interno è molto bello e ci rende subito felici della scelta, ma le camere sono ancora meglio!
Un bel letto grande, la camera pulita, aria condizionata a soffitto (silenziosissima), armadi capienti, televisore al plasma (vabbè.. non che fosse necessario), tavolino con poltrone per il the e un bagno ENORME.

E una grande finestra, coperta da una tenda. Una tenda sospetta. Decido di aprirla.
Ecco l'India: niente è mai completamente bello. La stanza è bella ma la vista... "fortuna" che il vetro è così sporco che quasi non si vede fuori... poco male, chiudo la tenda e abbiamo risolto.


Un ingrandimento per godere meglio della vista (e della mia faccia). Le macchie nere sulla parete di fronte sono schitti.
Messe giù le valigie è ora di mangiare e visto che l'albergo sembra carino e il ristorante è sul tetto, decidiamo di provarlo, sperando che dall'alto la vista sia un po' migliore.

E in effetti è così. Ma non solo: possiamo anche goderci uno spettacolo insolito. Siccome è il 15 di Agosto, quel giorno si celebra la festa dell'Indipendenza dell'India e a quanto pare uno dei passatempi preferiti è far volare gli acquiloni!



Mangiato (bene), decidiamo di dedicare il resto della giornata allo shopping.

Poco distante c'è questo poco, chiamato Connaught Place, che praticamente è una specie di centro commerciale all'aperto. Costruito dagli inglesi, è costituito da due cerchi concentrici di palazzi, con vetrine su tutti i lati. Davvero carino, anche se un po' tenuto male.



E, importante, dispone di ben 12 Cafè Coffee Day (nel raggio di 300 metri), la nostra catena di bar preferita.

Per raggiungerlo decidiamo di affidarci al risciò, ma questa volta il motore è umano! Il risciò a pedali è infatti un MUST a Delhi e, per 40 Rupie (60 centesimi), l'omino nella foto sotto ci ha portati TUTTI E 4! - non scandalizzatevi, sarà stato sì e no un chilometro e vi garantisco che è sopravvissuto -.



Dopo una lunga sessione di negozi, negozietti, ambulanti e bancarelle, di nuovo esausti siamo tornati all'albergo.

La vietta, vagamente losca di giorno, si presenta ora come una sorta di Las Vegas sui generis.


Torniamo di nuovo al ristorante dell'albergo per cena (eh, quando si mangia bene si mangia bene! E dovevamo ancora provare la carne...) e ci prepariamo ad andare a letto presto. Domani, infatti, tocca ad uno dei luoghi più conosciuti dell'India: 

Agra, la città del Taj Mahal.

Madre che studia entusiasta l'itinerario del giorno seguente

sabato 25 agosto 2012

Giorno 1: a zonzo per Delhi

India Gate
Per la serie: iniziamo bene.
Il primo giorno a Delhi è un giorno che non avevamo preventivato: i miei genitori sarebbero arrivati il lunedì sera e la nostra intenzione era di trovarci lì in aeroporto.
Peccato che, vuoi la fretta o vuoi il cosiddetto "colpo di mona", abbiamo prenotato il volo il giorno sbagliato. Per fortuna era il giorno prima e non quello dopo - immaginatevi i miei che arrivano a Delhi, da soli, e non trovano nessuno -. Dopo un veloce controllo, spostare il volo è risultato essere più costoso che prenotare l'albergo per un'altra notte e quindi ecco perchè ci siamo ritrovati con un giorno in più in cui gironzolare, pur con l'obiettivo di non vedere niente di troppo bello perchè quello andava riservato alla visita comune.

Arrivati a Delhi, abbiamo preso un taxi prepagato (NOTA: i taxi prepagati sono un po' cari ma vi evitano di dover morire contrattando e di farvi fregare in maniera ancora peggiore. Sono gestiti dal governo e sono sgarrupatissimi, ma funzionano e vi portano dove dovete andare. Unica cosa, DOVETE assolutamente dire che avete già prenotato un albergo, altrimenti vi portano dove cavolo gli pare - tipicamente l'albergo dell'amico/cognato/cugino) e in pochi minuti siamo arrivati all'hotel. L'hotel, lo sapevamo, non era dei migliori: l'idea era di starci solo una notte e arrivandoci praticamente all'1, quindi non avevamo cercato cose fru-fru. "Vicino all'aeroporto" ed "economico" erano le uniche due caratteristiche interessanti. Il risultato: un albergo in una zona non propriamente... stupenda. Quantomeno era abbastanza pulito.
President's Estate
La mattina, dopo una nottata difficile a causa del condizionatore che faceva un rumore simile a dormire vicino al motore di un camion - un camion vecchio - al minimo, siamo partiti all'esplorazione.

Prima tappa: Museo Nazionale. Primo errore: è chiuso. E ovviamente il maledetto autista del risciò ce lo dice solo quando siamo arrivati.
Decidiamo quindi di smontare e andare a zonzo a caso (tanto la zona è quella) e finiamo nella strada principale, dove si trovano l'India Gate - un bruttissimo arco di "trionfo" (commemora 90.000 morti) - e la Residenza del Presidente - un enorme e bel palazzo, sarà che l'hanno fatto gli inglesi e prima si chiamava Residenza del Vicerè -. Tra i due, un lunghissimo parco con alberi e laghetti e poverelli che ci si facevano il bagno, sapone e tutto - vestiti, così lavano anche quelli.
 
Purana Qila Fort
Tappa 2: il forte Purana Qila e la tomba di Humayun, un bel complesso - ma non troppo bello, altrimenti avremmo dovuto visitarlo coi genitori! - di tombe, moschee e mausolei all'interno di un forte. La tomba di Humayun (si veda sotto) conserva le spoglie di questo imperatore che, poco dopo aver conquistato Delhi, morì cadendo dalle scale mentre correva perchè era in ritardo per la preghiera
Aneddoto curioso: mentre eravamo lì sono arrivati una torma di italiani con una guida, che ad un certo punto gli ha detto che il mausoleo era il più vecchio di quelli in stile musulmano dell'India e che quindi era il progenitore del Taj Mahal. Anzi, per la precisione, ha detto: "se mettete una mano davanti agli occhi a coprire la cupola, sono tutti uguali". Ah grazie eh, bello spoiler!

Humayun's Tomb
Tappa 3: il tempio Baha'i, meglio conosciuto come "Lotus Temple" (Tempio del Loto), costruito dagli appartenenti alla fede Baha'i come "luogo dove gli appartenti a tutte le religioni possono venire a pregare". Architettonicamente è carino, ma dentro è inutile: uno spazio quasi circolare pieno di panche e punto. Se proprio dovete andarci - è abbastanza distante dal resto - potete lasciar perdere l'idea di entrare senza rimetterci niente.
NOTA: che dentro sia inutile lo sappiamo per esserci andati 2 VOLTE. Infatti, guarda un po', l'infame guidatore di risciò non ci ha avvertito che, essendo lunedì, era chiuso (e dai, 2 volte in un giorno...). 

Baha'i Temple




Dopo il tempio del loto, l'autista ci ha suggerito di andare al tempio di Krishna, poco distante. Un po' insospettiti, ci ha gabbato offrendoci di pagare la corsa solo 20 rupie. Peccato che prima di arrivare ci ha portato in un negozio di souvenir, maledetto.
Ad ogni modo, arriviamo al tempio e, dentro, stanno facendo una funzione e cantando. Ci mettiamo a ridere perchè, la sera prima, avevamo visto l'episodio di Mad Men qua sopra e cantavano proprio la stessa canzone!
Krishna ci sorprende positivamente comunque: il tempio è carino e non c'è troppa ressa, ma soprattutto è pulito!!! Una rapida visita e giunge il momento di tornare in albergo e mangiare. Tra qualche ora bisogna andare a prendere i miei genitori...


Krishna Temple