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giovedì 6 dicembre 2012

Giorno 11: Fatehpur Sikri - Il posto più bello dell'India

La porta di ingresso alla Jama Masjid di Fatehpur Sikri, la Buland Darwaza
Buland Darwaza
Esistono ancora luoghi, in India, dove il turismo di massa non è arrivato.
Luoghi che richiamano ancora alla memoria epoche passate, dove l'atmosfera è ancora pregna delle culture locali e non inquinata dall'insostenibile marcia della modernizzazione fine a sè stessa.

Fatehpur Sikri è uno di quei luoghi.

Situata a 40km da Agra (la città del Taj Mahal), è molto spesso tralasciata dalle visite turistiche per via della distanza (40km in India non sono pochi, ci vuole più di un'ora per percorrerli).
E, se posso permettermi... PER FORTUNA!

La storia riprende da dove ci eravamo lasciati, il Taj Mahal.

Saliamo in macchina, esausti dalle visite del Taj e del Forte Rosso, e godiamo finalmente di un po' di relax: seduti, tranquilli, con acqua fresca da bere e aria condizionata.

Accenno all'autista di partire e lui obbedisce senza troppe storie. "Andiamo a Fatehpur Sikri", gli comunico. Nessun problema, sembrerebbe.

Ma, dopo 5 minuti, mi fa: "Sir, ho chiesto ai miei colleghi autisti mentre eravate in visita al Forte; mi hanno detto che Fatehpur Sikri chiude alle 6, non ce la facciamo a visitarla: sono le 4.30, ora che arriviamo sono le 6. Meglio tornare a Delhi".

Le sue parole mi cadono addosso come mattoni: Fatehpur Sikri è uno di quei luoghi che, una volta letti nelle guide, decidi di visitare per forza.

"Ma io ho pagato extra per andare fino a Fatehpur Sikri, come si fa?"
"..."
"Aspetta che guardo la guida, non saremo mica partiti alle 6 della mattina per niente??" "Ah, vedi, la guida dice che chiude alle 7.30"
"No sir, miei colleghi hanno detto alle 6"
"Magari si sbagliano..."
"No sir, miei colleghi hanno portato turisti 2 giorni fa"
"Aspetta che cerco su Internet, tu vai intanto"
"Ma sir, tutta strada che facciamo ora poi dobbiamo farla indietro per Delhi, arriviamo di notte"
"Tu vai, che io cerco..."

Comincio a essere seccato: la prospettiva di non riuscire a completare la visita, dopo tutto il tempo speso a pianificare, mi disturba alquanto e l'atteggiamento dell'autista mi convince sempre meno.

"Ah, trovato, qui dice alle 7.30"
"No sir, sono sicuro, chiude alle 6, torniamo indietro altrimenti se arriviamo e poi è chiuso sono 3 ore di strada per niente"
"Aspetta, provo a chiamare l'albergo (che aveva organizzato il tour)"
"Ma sir"
"Vai avanti che chiamo"

"Pronto, salve signorina, sono in macchina verso Fatehpur Sikri ma l'autista mi dice che chiude alle 6. Lei riesce a dirmi con certezza quando chiude? Perchè se ha ragione lui, torniamo indietro"
"Un minuto per favore"

La signorina è molto simpatica e disponibile: l'avevo già chiamata in passato e mi ha sempre aiutato con molta efficienza e cortesia.

"Chiude alle 7.30"
"Ah, bene, grazie" "Autista, chiude alle 7.30, i tuoi amici ti hanno detto sbagliato, andiamo, challo!"

L'autista si intristisce, ma capisce di aver perso.
Dopo una breve discussione in italiano (per escluderlo), pensiamo di aver capito l'arcano: noi siamo in visita, ma lui non è altrettanto incentivato. E probabilmente l'idea di lavorare dalle 6 della mattina fino a mezzanotte passata non lo entusiasma, specie perchè, con buona probabilità, il giorno dopo deve lavorare.

Ad ogni modo, sistemato questo inghippo, arriviamo a destinazione. Parcheggiamo la macchina e saliamo sul bus navetta, che ci porta rapidamente alla moschea (tralasciamo che a. il viaggio sarà stato veloce, ma prima di partire ce ne ha messo di tempo e b. che sulla strada, 100 metri prima della moschea, un tipo di è schiantato in moto e non sappiamo bene se sia sopravvissuto, fatto sta che l'ultimo pezzo ce lo siamo fatto a piedi).

NOTA: Fatehpur Sikri è il nome del complesso fatto costruire dall'imperatore Akbar come sua nuova capitale. Tuttavia, la visita inizia dalla meravigliosa moschea collocata poco distante.

L'entrata alla moschea (la prima foto in alto del post) è magnifica.
Chiamata Buland Darwaza, è alta 40 metri ed è collocata su un piedistallo di ripidi scalini alto 14 metri che la rende ancora più imponente.


Buland Darwaza vista dall'interno del complesso della moschea
Il retro della Buland Darwaza
La moschea stessa, chiamata Jama Masjid (lo stesso nome di quella di Delhi, ma vuol semplicemente dire "Moschea del Venerdì"), è un'opera stupenda ed è famosa sia per la sua bellezza architettonica, sia perchè ospita la tomba di un famoso santo Sufi, Salim Chisti.


La tomba di Salim Chisti, all'interno della Jama Masjid di Fatehpur Sikri
La tomba di Salim Chisti
La visita è libera e il complesso tutt'ora in uso: al centro del cortile c'è un colorato mercatino, su un lato la piscina per il lavaggio dei piedi e, sulla sinistra, la moschea vera e propria.







Completata la visita alla moschea, ci dirigiamo verso il complesso vero e proprio, chiamato Fatehpur Sikri (Sikri la vittoriosa).

Completamente abbandonato per quasi 500 anni (probabilmente il motivo per cui si è conservato meravigliosamente), era stato fatto costruire dall'imperatore Moghul Akbar per trasferire la sua capitale da Agra ad un luogo più consono, benedetto dalla vicinanza alla tomba del santo e dove la sua fantasia ed abilità ingegneristica potessero trovare libero sfogo.

Dopo quasi 15 anni di lavori e al massimo un paio di utilizzo effettivo, l'intero complesso venne abbandonato a causa della carenza d'acqua (nonostante avessero costruiro mille ingegni per la sua raccolta e conservazione) e del fatto che l'imperatore doveva andare a far guerra in qualche luogo più a nord.

Non ci sono davvero parole per descrivere la pace e l'atmosfera che si respira in questo luogo: completamente deserto, nel mezzo del nulla eppur magnificamente conservato, sembra una sorta di città fantasma che non risente per nulla dell'influenza del tempo.

E, credetemi, nella caotica India, non è poco...


Fathepur Sikri, la piazza principale con una grande vasca d'acqua














Completata la visita, stanchi morti ma soddisfatti, ci dirigiamo verso l'albergo.
La strada è lunga, lunghissima, e il traffico sempre terribile.

Ci fermiamo a mangiare una pizza e offriamo anche all'autista, altrimenti credo che non avrebbe mangiato per nulla. Stanco, senza dubbio, ma sembra contento (anche perchè la pizza costa un botto qui...).

Alle 2, dopo 20 ore di viaggio e visita, siamo in albergo
Ne è valsa la pena.

sabato 20 ottobre 2012

In giro per Pune: Agam Mandir Temple

 
Dopo un anno che ci troviamo a Pune non ci sono rimasti tantissimi posti da visitare... ma grazie all'aiuto di qualche amico indiano siamo riusciti a programmare qualcosa per il weekend.

Abbiamo quindi deciso di andare a visitare l'Agam Mandir Temple, un tempio Jain che si trova "poco lontano" (ovvero 45 minuti di viaggio) da dove abitiamo noi.

Dopo l'esperienza del Rajasthan e del tempio Jain in mezzo al nulla (link al post) vicino a Udaipur, abbiamo pensato che, se tutti i templi Jain sono come quello, anche questa sarebbe stata una bella visita.
Ci siamo quindi dati un punto di ritrovo e ci siamo mossi con due motorette e un risciò verso il tempio.


Dopo 45 minuti di traffico indiano, con le motorette impegnate a non perdere di vista il risciò che segnava la strada, ecco che si vede in lontananza qualcosa di promettente!

Questo luogo sacro è un complesso di più templi, tra cui i più interessanti sono uno piccolino bianco collocato in mezzo all'aqua e uno più grande all'interno delle mura (dove non era possibile fare foto).
E' interessante darvi qualche nozione sul Jainismo: questa filosofia insegna che ogni singolo essere vivente, dall'insetto all'uomo, è un'anima eterna e indipendente responsabile dei propri atti. 

Per questo non bisogna uccidere nessun essere vivente (nemmeno zanzare e scarafaggi: se un Jain vede che una zanzara lo sta pungendo, la scaccia via con un leggero sciò sciò, invece di ammazzarla!).

L'assoluta non-violenza arriva ad estendersi anche ai vegetali, con il risultato che persino molti tipi di verdura (tutti quelli che crescono sotto la terra) non possono essere mangiati. Alcuni arrivano persino a filtrare l'acqua allo scopo di non bere (e quindi uccidere) i micro-organismi che ci vivono!
Non si mangia, beve e viaggia dopo il tramonto ed invece ci si alza prima dell'alba: la luce del sole (e quindi del mondo) deve trovare l'uomo sveglio e vigile.

Il tempio Jain Agam Mandir



Agam Mandir Jain Temple



La giornata si è poi conclusa con un buon caffè nel nostro franchising preferito: CAFE' COFFEE DAY... dove l'espresso sembra quasi quello del bar!!


mercoledì 10 ottobre 2012

Giorno 9: Varanasi, abbiamo fregato la guida!

Statua della vacca sacra Nandi, il veicolo di Shiva

La seconda giornata spesa a Varanasi è iniziata MOLTO PRESTO, nel tentativo di vedere la Puja mattutina dei Saddu (santoni). 
Tuttavia NON abbiamo fatto in tempo e quindi le divinità locali, dopo le preghiere dei Saddu, hanno ricevuto un certo ammontare di invocazioni anche da parte nostra.

Ad ogni modo, dopo una seconda sessione di Burning Ghat (il luogo di cremazione dei morti - ci tenevo proprio) abbiamo deciso di spendere la giornata in attività meno provanti e più classiche: visite ai templi, passeggiatine in città (non per vicoli stretti!) e musei.

Prima tappa, il famoso Tempio di Vishwanath, il tempio d'oro dedicato a Shiva. 
Collocato in un vicolo strettissimo e fortemente presidiato dalla polizia, scopriamo che per accedere bisogna A) mostrare il passaporto B) lasciare tutti gli effetti personali in un armadietto e C) fare una fila bestiale. E siccome da fuori non sembrava niente di che... non siamo entrati. Toh!

Subito dopo la nostra guida ci ha rifilato la sola del giorno, portandoci a casa di un suo amico "per un the"; amico che, GUARDA CASO, ha colto l'occasione per mostrarci il suo negozietto di profumi ed essenze. 
Stavolta quantomeno l'abbiamo presa con filosofia e abbiamo passato un po' di tempo a sniffare profumi curiosi ed insoliti: erba, peperone, cetriolo, mirra, cedro e via dicendo. I miei hanno comprato un paio di bottigliette e via! (mio padre entusiasta ha comprato l'essenza d'oppio... gli anni '70 ruggiscono ancora forte in lui!)

Dopo la colazione in albergo - visto che era compresa nel prezzo, perchè rinunciare - siamo andati a visitare l'Università di Varanasi, di cui sinceramente non frega niente a nessuno ma ci si va perchè c'è un notevole tempio di Shiva (vedi foto sotto).

Un tempio hindu dedicato a Shiva, dietro una grandiosa entrata


L'Università poi, diciamola tutta, è piuttosto carina dato che si tratta di un enorme campus immerso nel verde in ottimo stile inglese.

Fatta anche questa, tocca la seconda sola: andiamo a vedere il quartiere musulmano, dove si fila ancora a mano o con telai-che-da-noi-manco-nel-19°-secolo il tessuto per i Saree, inclusa la tessitura e ricamatura di trame d'oro nelle stoffe.

La sola ovviamente consiste nel fatto che la visita dura forse 10 minuti e poi ti portano nel negozietto a fianco a vedere (e possibilmente comprare) i prodotti finiti.

Stavolta sgattaioliamo velocemente via, con una certa delusione sia del negoziante che della nostra guida che evidentemente così ci perde la provvigione - e la mancia, infame! -.

Un artigiano tesse fili d'oro nel tessuto del Saree

Un uomo tesse su un telaio manuale in legno

Torniamo in albergo per il pranzo un po' demotivati. 
Nella speranza di raddrizzare la giornata decidiamo velocemente per la tappa successiva: Sarnath.

Sarnath è un paesino a 30km da Varanasi famoso per due motivi principali:

1) La Stupa Dhamek, un enorme monumento in mattoni senza finestre, porte o, comunque, stanze per cui le prime due potrebbero servire. In pratica, un cumulo di mattoni. 
A dirla tutta, PRIMA doveva essere molto bello, almeno finchè Aurangzeb, l'ultimo dei grandi regnanti Moghul (i potenti dominatori musulmani dell'India, quelli del Taj Mahal, tra le altre cose) non conquistò Sarnath e, in un impeto di "tolleranza religiosa", la distrusse completamente. Tranne ovviamente per quell'enorme blocco di mattoni che sfido chiunque a buttarlo giù!

Ad ogni modo, rotta o non rotta, brutta o no, è un luogo estremamente sacro per il Buddhismo, uno dei quattro più sacri al mondo, per la precisione!

Qui il Buddha recitò infatti il suo primo sermone dopo aver ottenuto l'illuminazione, il Dhammacakkappavattana Sutta o "Mettere in moto la ruota del Dharma":

Il Buddha mette in guardia i monaci nel perseguire uno dei due estremi: mondani piaceri sensuali - l'Edonismo dei non credenti - o dolorose auto-mortificazioni - l'Ascetismo degli Hindu - e fa riferimento al percorso che può evitare questi estremi: la "Via di Mezzo", ossia quello che poi diventerà il Buddhismo.

Il Buddha afferma poi che la via di mezzo che ha comportato il suo risveglio consiste nel perseguire una "Nobile Ottuplice Sentiero": 
  1. Retta visione 
  2. Retta intenzione
  3. Retta parola 
  4. Retta azione     
  5. Retta sussistenza 
  6. Retto sforzo     
  7. Retta presenza mentale 
  8. Retta concentrazione  
Dopodichè, identifica le seguenti "Quattro Nobili Verità":
  1. La sofferenza (dukkha) consiste nella nascita, l'invecchiamento, la malattia, la morte, stare con ciò che è spiacevole, essere separato da ciò che è piacevole, non ottenere ciò che si vuole, e "in breve" i cinque aggregati-di-attaccamento (pancupādānakkhandhā).
  2. L'origine della sofferenza (dukkhasamudayo) è il desiderio (tanha): per i piaceri sensuali, l'esistenza e lo sterminio.
  3. La fine alla sofferenza (dukkhanirodho) deriva dalla rinuncia e dalla libertà da questo desiderio.
  4. Il sentiero che conduce alla fine della sofferenza è il Nobile Ottuplice Sentiero di cui sopra.

La Stupa del tempio buddista di Sarnat, una specie di bassa e tozza colonna di mattoni
Sarnath - Tempio Buddista

Una enorme statua di Buddha
Una enorme statua di Buddha nel tempio cinese a Sarnath


2) - e sono sicuro che vi eravate dimenticati che c'era un 2° motivo per la fama di Sarnath, a questo punto - per il museo dove è ospitato il celeberrimo Capitello del Leone di Ashoka, scelto niente meno che come emblema nazionale dell'India. 

Capitello con 4 leoni che danno la schiena uno all'altro: l'emblema dell'India

Non solo: la ruota alla base del capitello, l'Ashoka Chakra che rappresenta il Dharmachakra buddista (ossia la ruota del Dharma) è stata posizionata al centro della bandiera indiana e figura pure su tutte le banconote e in mille altri posti.

La bandiera indiana

Tornando a noi, posso dire che in generale il museo è molto bello e ricco di stupende statue buddiste di notevole pregio. E, in generale, Sarnath è un posto tranquillo e - relativamente - pulito che sicuramente vale la pena visitare.

Tornati in città, abbiamo, stavolta, FREGATO NOI LA GUIDA! Siccome ci aveva promesso il tempio di Hanuman in mattinata e invece ci ha portato al tempio di non ricordo nemmeno chi, l'abbiamo A) obbligata a portarci al tempio di Hanuman B) obbligata a portarci in un centro commerciale per la pausa caffè e C) obbligata ad estendere il tour di 20km e di un'ora.

Come abbiamo fatto? Semplicemente, abbiamo cominciato a menzionare dubbi sul prezzo concordato in precedenza e sancito che ne avremmo parlato in albergo con il Direttore. Che poi in effetti avessimo dei dubbi conta poco, dato che si tratta di tipo 2 euro a testa in più, roba su cui si può anche soprassedere, diciamo.

Grandissima vittoria per l'Italia che quindi pareggia! 
Comunque, dopo un sacrosanto caffè che ci ha pienamente ritemprato, siamo andati verso il tempio di Hanuman. 

Ora, il problema è che, essendo tardi - ormai fuori orario per il tour -, c'era già un traffico bestiale e quindi sperare di raggiungerlo direttamente in macchina era pura utopia.
L'autista poi non sembrava sapere benissimo come arrivarci e quindi gli chiediamo di smontarci nelle vicinanze.

"In quella direzione, circa 500 metri", ci fa. 
Manca poco al tramonto, quindi ci incamminiamo di buon passo: non siamo proprio nella parte più turistica della città.

Poco più avanti vediamo un tempio rosso, affacciato su una piscina artificiale. Il dubbio se sia la nostra meta viene presto chiarito: "No, quello è il tempio di Laxmi, la dea della ricchezza. Ma il tempio di Hanuman è poco più avanti", ci fa uno.





Un tempio hindu rosso sullo sfondo della piscina sacra

Pochi altri passi e ci troviamo nella calca. 
Tutti guardano una casa a lato della strada su cui stiamo camminando. Che avrà mai di così interessante quel rudere, ci domandiamo.

Beh, quel rudere, pare, era semicrollato il giorno prima, uccidendo una studentessa che ci abitava. E gira voce che il corpo sia ancora lì sotto. Alè.
Quindi, come gestire la cosa? Distruggono la casa. Tipo, adesso, mentre passiamo, e senza transennare niente. (o meglio, le transenne c'erano, ma la gente poteva passare lo stesso. Mah!)

Vabbè, passiamo oltre e via verso il tempio di Hanuman. Chiedo indicazioni almeno 10 volte prima di arrivare e passiamo 4 diversi templi che ogni volta, con nostra crescente frustrazione, si rivelano NON essere quello che cerchiamo.

Forse 3km dopo troviamo 'sto benedetto tempio di Hanuman.

Beissimo ciò! Proprio valsa la pena!
Entriamo - senza macchinetta fotografica - "not possible madam" - e ci guardiamo intorno. Dentro tutto sommato non è male: un bel tempietto immerso nel verde e tante simpatiche scimmiette. 

Che non amano Katia, e quindi le ringhiano e gesticolano contro.

"Katia, magari se la smetti di guardarle negli occhi o di accarezzare i cuccioli..."

Un tempio a caso

mercoledì 26 settembre 2012

Parvati Hills: gita domenicale a Pune


Parvati Hills è uno dei luoghi da visitare di Pune... e dopo quasi un anno che mi trovo qui, finalmente sono riuscita a convincere Dario ad accompagnarmi!


Praticamente si tratta di un complesso di templi costruiti per diverse divinità in mezzo un boschetto sopra ad una collina.
Un posto bellissimo e tranquillo, perfetto per fare un picnic o per sfuggire al traffico cittadino.

A temple in the Jungle at Parvati Hills, Pune

Vishnu Temple at Parvati Hills, Pune

Ovviamente, come ogni posto bello che si rispetti - in India -, non poteva mancare lo slum a fare da sfondo. Ed ecco quindi che l'intera base della collina è letteralmente coperta di capanne e baracche di metallo. Anche i poveri amano le cose belle!



Insomma, diciamo che, tutto sommato, la visita vale la pena di essere fatta, se si viene a Pune e non si sa proprio cosa fare. Il fatto di essere un po' fuori dal centro però penalizza la visitabilità, dato che, come avrete ormai capito, gli spostamenti in India prendono sempre un sacco di tempo. 

D'altro canto c'è da precisare che Pune non offre molto di meglio: trovare dei bei templi tranquilli e immersi nel verde specie se siete in India già da qualche tempo e vi siete ormai stancati della confusione, non è cosa da sottovalutare...

sabato 15 settembre 2012

Giorno 6: Udaipur, la città sull'acqua


Vista panoramica di Udaipur dal tetto dell'albergo

La mattina del sesto giorno abbiamo lasciato Jodhpur risalendo in macchina per raggiungere la quarta meta del nostro tour: Udaipur.
La particolarità di questa città è che è stata costruita sulle rive di un lago; è una città molto antica e di conseguenza le strade sono vicoli stretti e senza grandi logiche: ricorda i paesini siciliani in collina vicini al mare.
Sulla strada da Jodhpur ad Udaipur abbiamo fatto una sosta per visitare un tempio Jain,  devo dire molto bello e pulito.
Questo tempio è stato costruito in un territorio isolato e quindi è totalmente immerso nel verde. Internamente è realizzato con una pietra liscia bianca che lo rende molto luminoso e dà un senso di serenità e pace - se non fosse per le guardie che smistano i fedeli e i turisti -.

Foto del tempio Jain Adinath immerso nel verde
Tempio Jain Adinath

Tempio in mezzo al verde

Arrivati finalmente ad Udaipur dopo quattro ore in mezzo a verdi colline, la prima cosa da fare era arrivare all'albergo per depositare le valigie e salutare l'autista che ci aveva accompagnato nel viaggio fino a quel punto.
Arrivare all'hotel non è stata una cosa semplice: come vi accenavo le stradine erano talmente tanto strette che non ci passava più di una macchina alla volta e una questione importante è che i risciò a motore non hanno la retromarcia quindi ogni volta che ci si trovava faccia a faccia con un risciò eravamo noi quelli che dovevano fare mille manovre per farlo passare; come se non bastasse anche i camion utilizzavano questre stradine per consegnare le merci ai vari negozietti, con conseguenti catastrofi agli angoli delle case, ai templi e ai fili elettrici - per non parlare dell'intasamento generale.

Ad accoglierci in hotel c'era un vecchietto avvolto in una coperta e con occhiali spessi come fondi di bottiglia (propabilmente pure sordo) che sapeva giusto quattro parole di inglese ma che fortunatamente è andato a chiamare il figlio per darci la possibilità di fare il check in.
L'hotel era a conduzione familiare ma la cosa divertente era che ogni componente della famiglia si faceva i cavoli suoi e piazzavano questo vecchio (oppure la figlia tredicenne) alla reception così che se qualche cliente avesse voluto qualcosa sarebbero andati a chiamare i proprietari.

Udaipur, come ogni città di questa prima parte del tour, non aveva molti posti significativi da visitare e quindi mezza giornata sarebbe stata sufficiente.
Abbiamo iniziato la nostra visita con il "City Palace", ovvero il palazzo dove il Maharajà viveva e gestiva gli affari di stato.


La facciata di una delle cose da vedere ad Udaipur: il City Palace
City Palace





Il palazzo era bellissimo: pieno di stanze riccamente decorate, cortili e giardini interni, sfortunatamente per fare le foto bisognava pagare un biglietto doppio. Abbiamo perciò optato per una visita veloce (anche perchè pioveva di fisso) e abbiamo preso una barchetta abbastanza sgarrupata per fare un giro sul lago fino ad arrivare al palazzo sull'acqua.
In mezzo al lago, oltre alla Jagneswar Island dove ha vissuto Shah Jahan - il costruttore del Taj Mahal - dopo la ribellione al padre e al Taj Palace, fatto costruire dal Maharajà per il figlio ribelle che si era stancato di vivere con i genitori (comincio a intravedere un pattern filo-emo), c'è anche un hotel a 5 stelle raggiungibile solo in barca.


Hotel sull'acqua

Vista dell'hotel sull'acqua di notte

Lasciando perdere l'hotel di cui sopra, non visitabile, la Jagneswar Island è un insieme di edifici, fontane e giardini molto suggestivi ma senza particolare rilevanza storica: più che altro si tratta di un hotel, un ristorante, e un costosissimo bar con camerieri inetti, che ci hanno portato la bottiglia d'acqua himalaiana - ma senza i bicchieri - e il caffè - ma senza lo zucchero -.

Unica nota interessante, l'edificio che si vede sullo sfondo della foto poco sotto è proprio il palazzo del giovane Shah Jahan; oggi, purtroppo, ospita un museo senza particolare gusto.

Jagneswar Island

"Bello il palazzetto!!"



Ultima cosa da vedere, una volta tornati in terraferma, il famosissimo Jagdish Temple. Ultimo perchè, fortunatamente, chiude alle 22.00.

Peccato che, dopo il tramonto, sia così buio (e poco illuminato) che non è venuta fuori una foto decente! Eccovi quindi, sotto, l'unica che abbiamo fatto durante la giornata quando ci siamo passati a fianco.

E, se vi state domandando perchè è famoso, è per via della meravigliosa statua di Sai Baba.

Vista del Jagdish Temple di Udaipur dalla strada
Jagdish Temple
Dell'albergo,  Aashiya Haveli, non direi molto. Mi limiterei ad un semplice "cercatene un altro", anche se ho paura che Udaipur, essendo meta fortemente turistica, non offra granchè di meglio (a meno di non farsi spennare).

La nostra camera d'albergo