venerdì 12 ottobre 2012

Cibo Indiano? No grazie! Esperimenti Culinari

Insalata di pomodori con Paneer glassato alla Fragola
Sarà che siamo italiani e quindi abituati a mangiare bene, ma io e Katia stiamo cercando alternative al cibo indiano - tendenzialmente piccante e oleoso - e a quello di cui ci nutriamo di solito, per trovare qualche nuovo gusto per il palato.

Si aggiunga poi che spesso capita che le sere del fine settimana non si faccia niente tra amici... e quindi abbiamo anche il tempo a disposizione per sperimentare!

Oggi ci siamo cimentati in cose abbastanza ardite:

1) la vedete in cima, "Insalata di pomodori con Paneer glassato alla Fragola".

I pomodori sono normalissimi, tagliati in insalata e con giusto un filo d'olio e sale.
Il Paneer, una specie di formaggio fresco simile forse alla ricotta - ma più... gommoso - invece è un alimento che mi ha sempre lasciato perplesso e che ho quindi deciso di rendere soggetto di esperimenti volti a trovarne fuori un senso.

La prova fatta è stata quella di glassarlo con una glassa alla fragola (semplicemente ottenuta diluendo della marmellata in poca acqua) fatta caramellare.

Tutto sommato è venuto buono, ma non proprio da insalata: meglio come dessert atipico.

VOTO: 6

Peperoni Gialli in Salsa Agrodolce

I peperoni qui sopra sono un altro mio esperimento. Non sapendo come prepararli se non come peperonata (si accettano suggerimenti), ho voluto provare a cambiare combinando il sapore agrodolce dei peperoni con un altrettanto agrodolce salsa.

Fatto sta che per preparare la salsa agrodolce (quella rossa del ristorante cinese, per intenderci) ci vuole una botta di tempo. E quindi, che ho fatto? 

Se leggete gli ingredienti, la salsa agrodolce è composta principalmente di:
1) Pomodori
2) Zucchero
3) Aceto

Vi ricorda qualcosa? A me sì! 

Ho quindi preso un po' di Ketchup (o dio della buona cucina, non volertene ma ogni tanto bisogna improvvisare!) e l'ho allungato con poca acqua e aggiunto un po' di aceto per compensare la dolcezza estrema.
Non è bastato.

Alla fine, messi in padella i peperoni a cuocere direttamente nella salsa, il risultato è stato comunque troppo dolce, segno che, la prossima volta, LA SALSA ME LA FACCIO!

Voto: 5

Crema di Carote allo Zenzero con Crostini

La Crema di Carote allo Zenzero con Crostini è un tentativo di Katia, preso da un libro di ricette indo-fusion-salutari che le hanno regalato di recente.

Si prendono le carote (4) e le si taglia a pezzi piccoli, dopodichè le si mette a bollire in poca acqua salata insieme ad una cipolla.

Quando sono cotte si aggiunge lo zenzero FRESCO (poco) a tocchettini e uno spicchio d'aglio tritato (noi abbiamo usato la "pasta di zenzero e aglio" disponibile in ogni dove e poi aggiunto dello zenzero fresco) e le si passa fino ad ottenere una crema, aggiungendo poca farina se il risultato si presenta troppo acquoso.

Per i crostini, in mancanza di pane vero e proprio abbiamo tostato del pane da toast e, quando ormai era dorato, l'abbiamo tagliato, passato con un filo d'olio d'oliva, aggiunto un pizzico di sale e re-infornato per 2 minuti.

Il risultato è una crema leggera e fresca ma allo stesso tempo gustosa, ottima per l'estate o per i climi caldi come quello che c'è qui.

Voto: 8

Tzatziki alla Menta

L'ultimo "piatto" è una rivisitazione di un famoso antipasto greco, lo Tzatziki.

Mentre l'originale è un mattone, a causa dell'uso di latte caprino fresco e di aglio in quantità spropositate - chi è stato in Grecia lo sa -, il nostro è fatto con lo Yoghurt bianco di vacca (per ovvi motivi di reperibilità)

La preparazione è semplicissima: si prendono i cetrioli e li si taglia a tocchetti grossi, li si butta nello Yoghurt - direi 1 cetriolo ogni 200g di Yoghurt -, si aggiunge un po' di sale, un po' di olio e un rametto o 2 di menta rotto con le mani.

Mescolare, lasciar marinare per qualche ora in frigo e servire freddo. Ottimo per l'estate!

Se poi volete qualcosa di più vicino all'originale, potete aggiungere un po' di aglio tritato e magari della panna acida, di modo che il sapore venga più simile al caprino.

Volendo, si possono anche pre-salare e strizzare i cetrioli per drenare un po' d'acqua.

Voto: 7

Comunque, siccome non vorrei che pensaste che qui non ci piace niente, presto cominceremo a postare anche qualche immagine e ricetta di cibi VERAMENTE indiani. Possibilmente realizzabili anche in Italia, magari con i dovuti adattamenti...

mercoledì 10 ottobre 2012

Giorno 9: Varanasi, abbiamo fregato la guida!

Statua della vacca sacra Nandi, il veicolo di Shiva

La seconda giornata spesa a Varanasi è iniziata MOLTO PRESTO, nel tentativo di vedere la Puja mattutina dei Saddu (santoni). 
Tuttavia NON abbiamo fatto in tempo e quindi le divinità locali, dopo le preghiere dei Saddu, hanno ricevuto un certo ammontare di invocazioni anche da parte nostra.

Ad ogni modo, dopo una seconda sessione di Burning Ghat (il luogo di cremazione dei morti - ci tenevo proprio) abbiamo deciso di spendere la giornata in attività meno provanti e più classiche: visite ai templi, passeggiatine in città (non per vicoli stretti!) e musei.

Prima tappa, il famoso Tempio di Vishwanath, il tempio d'oro dedicato a Shiva. 
Collocato in un vicolo strettissimo e fortemente presidiato dalla polizia, scopriamo che per accedere bisogna A) mostrare il passaporto B) lasciare tutti gli effetti personali in un armadietto e C) fare una fila bestiale. E siccome da fuori non sembrava niente di che... non siamo entrati. Toh!

Subito dopo la nostra guida ci ha rifilato la sola del giorno, portandoci a casa di un suo amico "per un the"; amico che, GUARDA CASO, ha colto l'occasione per mostrarci il suo negozietto di profumi ed essenze. 
Stavolta quantomeno l'abbiamo presa con filosofia e abbiamo passato un po' di tempo a sniffare profumi curiosi ed insoliti: erba, peperone, cetriolo, mirra, cedro e via dicendo. I miei hanno comprato un paio di bottigliette e via! (mio padre entusiasta ha comprato l'essenza d'oppio... gli anni '70 ruggiscono ancora forte in lui!)

Dopo la colazione in albergo - visto che era compresa nel prezzo, perchè rinunciare - siamo andati a visitare l'Università di Varanasi, di cui sinceramente non frega niente a nessuno ma ci si va perchè c'è un notevole tempio di Shiva (vedi foto sotto).

Un tempio hindu dedicato a Shiva, dietro una grandiosa entrata


L'Università poi, diciamola tutta, è piuttosto carina dato che si tratta di un enorme campus immerso nel verde in ottimo stile inglese.

Fatta anche questa, tocca la seconda sola: andiamo a vedere il quartiere musulmano, dove si fila ancora a mano o con telai-che-da-noi-manco-nel-19°-secolo il tessuto per i Saree, inclusa la tessitura e ricamatura di trame d'oro nelle stoffe.

La sola ovviamente consiste nel fatto che la visita dura forse 10 minuti e poi ti portano nel negozietto a fianco a vedere (e possibilmente comprare) i prodotti finiti.

Stavolta sgattaioliamo velocemente via, con una certa delusione sia del negoziante che della nostra guida che evidentemente così ci perde la provvigione - e la mancia, infame! -.

Un artigiano tesse fili d'oro nel tessuto del Saree

Un uomo tesse su un telaio manuale in legno

Torniamo in albergo per il pranzo un po' demotivati. 
Nella speranza di raddrizzare la giornata decidiamo velocemente per la tappa successiva: Sarnath.

Sarnath è un paesino a 30km da Varanasi famoso per due motivi principali:

1) La Stupa Dhamek, un enorme monumento in mattoni senza finestre, porte o, comunque, stanze per cui le prime due potrebbero servire. In pratica, un cumulo di mattoni. 
A dirla tutta, PRIMA doveva essere molto bello, almeno finchè Aurangzeb, l'ultimo dei grandi regnanti Moghul (i potenti dominatori musulmani dell'India, quelli del Taj Mahal, tra le altre cose) non conquistò Sarnath e, in un impeto di "tolleranza religiosa", la distrusse completamente. Tranne ovviamente per quell'enorme blocco di mattoni che sfido chiunque a buttarlo giù!

Ad ogni modo, rotta o non rotta, brutta o no, è un luogo estremamente sacro per il Buddhismo, uno dei quattro più sacri al mondo, per la precisione!

Qui il Buddha recitò infatti il suo primo sermone dopo aver ottenuto l'illuminazione, il Dhammacakkappavattana Sutta o "Mettere in moto la ruota del Dharma":

Il Buddha mette in guardia i monaci nel perseguire uno dei due estremi: mondani piaceri sensuali - l'Edonismo dei non credenti - o dolorose auto-mortificazioni - l'Ascetismo degli Hindu - e fa riferimento al percorso che può evitare questi estremi: la "Via di Mezzo", ossia quello che poi diventerà il Buddhismo.

Il Buddha afferma poi che la via di mezzo che ha comportato il suo risveglio consiste nel perseguire una "Nobile Ottuplice Sentiero": 
  1. Retta visione 
  2. Retta intenzione
  3. Retta parola 
  4. Retta azione     
  5. Retta sussistenza 
  6. Retto sforzo     
  7. Retta presenza mentale 
  8. Retta concentrazione  
Dopodichè, identifica le seguenti "Quattro Nobili Verità":
  1. La sofferenza (dukkha) consiste nella nascita, l'invecchiamento, la malattia, la morte, stare con ciò che è spiacevole, essere separato da ciò che è piacevole, non ottenere ciò che si vuole, e "in breve" i cinque aggregati-di-attaccamento (pancupādānakkhandhā).
  2. L'origine della sofferenza (dukkhasamudayo) è il desiderio (tanha): per i piaceri sensuali, l'esistenza e lo sterminio.
  3. La fine alla sofferenza (dukkhanirodho) deriva dalla rinuncia e dalla libertà da questo desiderio.
  4. Il sentiero che conduce alla fine della sofferenza è il Nobile Ottuplice Sentiero di cui sopra.

La Stupa del tempio buddista di Sarnat, una specie di bassa e tozza colonna di mattoni
Sarnath - Tempio Buddista

Una enorme statua di Buddha
Una enorme statua di Buddha nel tempio cinese a Sarnath


2) - e sono sicuro che vi eravate dimenticati che c'era un 2° motivo per la fama di Sarnath, a questo punto - per il museo dove è ospitato il celeberrimo Capitello del Leone di Ashoka, scelto niente meno che come emblema nazionale dell'India. 

Capitello con 4 leoni che danno la schiena uno all'altro: l'emblema dell'India

Non solo: la ruota alla base del capitello, l'Ashoka Chakra che rappresenta il Dharmachakra buddista (ossia la ruota del Dharma) è stata posizionata al centro della bandiera indiana e figura pure su tutte le banconote e in mille altri posti.

La bandiera indiana

Tornando a noi, posso dire che in generale il museo è molto bello e ricco di stupende statue buddiste di notevole pregio. E, in generale, Sarnath è un posto tranquillo e - relativamente - pulito che sicuramente vale la pena visitare.

Tornati in città, abbiamo, stavolta, FREGATO NOI LA GUIDA! Siccome ci aveva promesso il tempio di Hanuman in mattinata e invece ci ha portato al tempio di non ricordo nemmeno chi, l'abbiamo A) obbligata a portarci al tempio di Hanuman B) obbligata a portarci in un centro commerciale per la pausa caffè e C) obbligata ad estendere il tour di 20km e di un'ora.

Come abbiamo fatto? Semplicemente, abbiamo cominciato a menzionare dubbi sul prezzo concordato in precedenza e sancito che ne avremmo parlato in albergo con il Direttore. Che poi in effetti avessimo dei dubbi conta poco, dato che si tratta di tipo 2 euro a testa in più, roba su cui si può anche soprassedere, diciamo.

Grandissima vittoria per l'Italia che quindi pareggia! 
Comunque, dopo un sacrosanto caffè che ci ha pienamente ritemprato, siamo andati verso il tempio di Hanuman. 

Ora, il problema è che, essendo tardi - ormai fuori orario per il tour -, c'era già un traffico bestiale e quindi sperare di raggiungerlo direttamente in macchina era pura utopia.
L'autista poi non sembrava sapere benissimo come arrivarci e quindi gli chiediamo di smontarci nelle vicinanze.

"In quella direzione, circa 500 metri", ci fa. 
Manca poco al tramonto, quindi ci incamminiamo di buon passo: non siamo proprio nella parte più turistica della città.

Poco più avanti vediamo un tempio rosso, affacciato su una piscina artificiale. Il dubbio se sia la nostra meta viene presto chiarito: "No, quello è il tempio di Laxmi, la dea della ricchezza. Ma il tempio di Hanuman è poco più avanti", ci fa uno.





Un tempio hindu rosso sullo sfondo della piscina sacra

Pochi altri passi e ci troviamo nella calca. 
Tutti guardano una casa a lato della strada su cui stiamo camminando. Che avrà mai di così interessante quel rudere, ci domandiamo.

Beh, quel rudere, pare, era semicrollato il giorno prima, uccidendo una studentessa che ci abitava. E gira voce che il corpo sia ancora lì sotto. Alè.
Quindi, come gestire la cosa? Distruggono la casa. Tipo, adesso, mentre passiamo, e senza transennare niente. (o meglio, le transenne c'erano, ma la gente poteva passare lo stesso. Mah!)

Vabbè, passiamo oltre e via verso il tempio di Hanuman. Chiedo indicazioni almeno 10 volte prima di arrivare e passiamo 4 diversi templi che ogni volta, con nostra crescente frustrazione, si rivelano NON essere quello che cerchiamo.

Forse 3km dopo troviamo 'sto benedetto tempio di Hanuman.

Beissimo ciò! Proprio valsa la pena!
Entriamo - senza macchinetta fotografica - "not possible madam" - e ci guardiamo intorno. Dentro tutto sommato non è male: un bel tempietto immerso nel verde e tante simpatiche scimmiette. 

Che non amano Katia, e quindi le ringhiano e gesticolano contro.

"Katia, magari se la smetti di guardarle negli occhi o di accarezzare i cuccioli..."

Un tempio a caso

lunedì 8 ottobre 2012

Dove mangiare la carne in India

Carne alla griglia
Ooohhh YEAHH!!!!
Avrete ormai capito che la dieta quotidiana indiana è prevalentemente VEG (VEGetariana), cosa che lascia alquanto insoddisfatti molti stranieri avvezzi invece a mangiare carne con una certa frequenza.

Diciamo la verità comunque: cibo NON-VEG se ne trova e anche senza troppa fatica, ma si tratta quasi sempre di pollo e, dopo poco, rompe!

Ho già postato che la possibilità di avere carne di bufalo c'è - e mi dicono anche mucca e maiale, ma non li ho ancora mai trovati tranne che a Goa -, per non parlare della facilità di trovare anche pecora e pesce al supermercato - e recentemente è apparsa pure la carne di emù! Devo provarla... -.

Ma, nonostante tutto, la scoperta di questo nuovo posto mi ha dato una certa soddisfazione: Barbecue Nation.

Il nome è già un programma e il menù è incredibilmente vario: PUOI SCEGLIERE TRA VEG E NON VEG E QUESTO E' TUTTO!

Il pasto infatti è composto da 2 segmenti:

1) Antipasti
2) Buffet

Prezzo fisso: 700Rs. (circa 10 euro).

La parte forte sono gli antipasti: portano una griglia, che viene posata al centro del tavolo in un buco apposito, piena di braci.
E poi la riempiono di spiedi, così che il cibo resti sempre caldo.

Confesso, niente maiale o mucca, ma pollo (3 tipi), pecora, pesce, gamberi e granchio.

E, soprattutto:

"Abbassare la bandierina per fermare il rifornimento con nuovi antipasti"

Credo di aver trovato il mio nuovo posto preferito.

domenica 7 ottobre 2012

Animal Friend 15: la formichina indiana

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In visita a Jaipur, all'osservatorio astronomico fatto costruire dal Maharaja, abbiamo incontrato le formiche indiane - in effetti, sembra strano, ma finora avevo visto per lo più scarafaggi, come insetti -. Che carine! Sono giusto un po' grandi...

giovedì 4 ottobre 2012

Golosità "indiane" 3





Sundae Mango Season
Gelato alla panna con pezzetti di mango, noccioline e topping all'amarena.

mercoledì 3 ottobre 2012

Giorno 8: Varanasi, la città sacra dei morti




Tutto è iniziato con un estenuante viaggio in aereo ci ha rubato un'intera giornata - visto che non ci sono voli diretti da Udaipur a Varanasi ci è toccato fare una sosta di 4 ore a Delhi. -
Se ci fossimo organizzati meglio avremmo cambiato il piano di viaggio spostando la visita a Delhi prima di quella a Varanasi.
Alla fine siamo arrivati in hotel tardi e praticamente l'intera settima giornata di viaggio l'abbiamo sprecata senza visitare alcunchè.

La mattina seguente abbiamo deciso di affidarci a google maps e incamminarci da soli verso il centro della città, tanto Varanasi è facile da esplorare (in teoria).

Ci sono tre elementi importanti da sottolineare:
  1. L'odore intenso e stantio di escrementi (bovini e non), rifiuti, smog e roba bruciata; 
  2. Il caos generale: nella parte antica le strade non hanno una vera logica e una volta entrati nel centro, vicino alle rive del Gange, la cosa peggiora ulteriormente; tutto il resto, seppur moderno, manca totalmente di qualunque pianificazione urbanistica funzionale e il risultato è un traffico senza fine.
  3. Il terzo punto, ma non per importanza, è una presenza di mucche che penso superi quella degli abitanti... questo perchè la città è considerata un posto sacro e ovviamente le mucche, animali sacri per eccellenza nella cultura induista, non possono che vivere qui!

Varanasi non ha veri e propri punti di interesse: l'esperienza vera è quella di "viverla", passeggiando per le stradine, schivando cacche, oltrepassando cumuli di spazzatura, osservando individui caratteristici vestiti di arancione con turbanti, evitando mandrie di mucche che ti passano di fianco, se possibile senza farsi nel frattempo investire da risciò e carretti vari.
Nella via principale che percorre la riva del fiume si possono comunque notare i famosi "Ghat", scalini che portano fino all'acqua e che ospitano rituali, preghiere, meditazioni, casalinghe che lavano i panni e persone e animali che si toelettano.



Ghat
Persone che si "lavano" nel Gange

Baba che fa la spesa

Mercato

Bagno in compagnia
Persona che si purifica
Il fiume Gange è considerato da tutti gli appartenenti alla religione induista veramente sacro: è di buon auspicio quindi avere la possibilità di farsi un bagno purificatore e sciacquarsi la bocca (probabilmente in modo da pulirsi anche internamente... tramite successive fortissime diarree).

La religione induista sottolinea inoltre l'importanza di morire a Varanasi così da garantirsi un passaggio sereno per la reincarnazione verso una migliore vita; ci sono quindi vecchietti che vanno a Varanasi quando si sentono pronti e attendono lì il loro giorno (come i gatti che vanno via di casa per morire). Diciamo quindi che sarebbe sconsigliato arrivare a Varanasi in treno in 3 classe perchè ci si potrebbe impattere in salme o vecchietti moribondi.

Dopo una mattinata di passeggio praticamente a caso per la città un negoziante si è offerto di farci da guida e di accompagnarci al "Burning Ghat" ovvero dove vengono celebrati i riti funebri.
Interessati ci avviamo verso questo posto estremamente sacro per gli indiani attraverso un groviglio di stradine... insomma non ci saremmo mai arrivati da soli senza una guida.
NOTA: ovviamente, essendo Varanasi una città molto turistica, è pieno di persone che si improvvisano "guide locali" per poi chiederti soldi per i più svariati motivi (non sempre direttamente come compenso per il tour, si veda sotto)
La prima guida che ci ha accompagnato al Ghat ad esempio ha voluto che finita la visita visitassimo il suo negozio di stoffe e visto che dovevamo fare shopping non c'è andata troppo male...


Foto di un Santone di Varanasi
Il Santone Fregone  - si noti la morbidezza delle curve data dalla buona alimentazione finanziata con le donazioni fregate ai turisti


Il secondo signore che abbiamo incontrato, il fantomatico "Santone Fregone" dell'immagine qui sopra, ci ha invece spiegato più in dettaglio l'interno processo del rito e ha poi voluto un'offerta per "comprare il legno per le persone povere che non possono permetterselo, dato che è un legno speciale che costa X centinaia di rupie al kilo e ce ne vogliono 40 kili per ogni cadavere e insomma non ne comprereste tipo 10-20-30 kili" - alla fine ne abbiamo "donato" 1 kilo -, ma visto che la spiegazione è stata esaustiva abbiamo deciso di dare un po' di soldi per la causa (anche se in realtà i soldi erano più una mancia per il tour).

Parte della visita consisteva nell'essere accompagnati al Ghat adibito al rituale della pira funebre, per vedere tutto ben da vicino e per osservare in particolare che nessuno piange o sembra triste: a differenza nostra, nella cultura induista il giorno del funerale deve essere un momento felice; è infatti vietato piangere alla cerimonia perchè ostacolerebbe il passaggio verso una nuova vita all'anima e, se non volete l'anima della zia per casa, sarà bene evitare lacrime e piagnistei o, come raccomandato dal prete, andarsene nel caso non sia possibile.
Il rito inizia con una processione a ritmo di tamburo, che si fa a piedi con la salma adagiata su una portantina portata a braccia, cantando nel frattempo "Ram Nam Satya Hai" (il nome di Ram è vero).

Una volta arrivati al ghat vengono svolte delle preghiere, viene lavato il corpo nell'acqua sacra del Gange e lasciato ad asciugare aspettando il proprio turno di cremazione.
Durante questo periodo di tempo un maschio della famiglia deve rasarsi a zero e bisogna comprare la legna per il falò.
Una volta arrivato il proprio turno gli addetti al posto predispongono il letto di legno, i famigliari porgono la salma e ci mettono sopra il legno pregiato comprato per l'occasione.
Il prescelto che si è tagliato i capelli va poi a prendere il fuoco sacro di Shiva "che brucia da millemila anni almeno senza mai essersi spento" (un fuochetto piccolo.. ho i miei dubbi che non si sia mai spento) e accende la pira.
Il corpo brucia per 3 ore e alla fine le ceneri "e le ossa del petto per gli uomini e quelle del bacino per le donne, che non si consumano" vengono buttate nel fiume.
Ci sono però anche alcune eccezioni al rituale: determinate categorie di persone non possono essere bruciate. Ad esempio i bambini, i morti per morso di serpente, i lebbrosi e le donne incinta e ovviamente i santoni; a questi viene legato un bel masso grosso, vengono portati in barca in mezzo al Gange e lì buttati in acqua.

Non è quindi così strano vedere cose galleggianti non identificate dentro al fiume. Tanto per capirci, ci sono persone pagate dal governo che passano le giornate a raccattare corpi a riva per riportarli in mezzo al fiume e lasciarli trascinare via dalla corrente.

Penso che vedere questa città dal fiume sarebbe stata un'esperienza bellissima, ma sfortunatamente non abbiamo scelto il periodo sbagliato: essendo il fiume troppo alto la corrente era fortissima e quindi le escursioni per i turisti erano vietate.

La chiazza nera in mezzo al fiume è una mucca (morta)
  
La sera siamo stati partecipi di un altro momento molto interessante; abbiamo infatti assistito alla Puja serale, ovvero la preghiera che si fa agli dei alle rive del fiume.
Ci sono vari Baba appostati che vendono varie cose da offrire agli dei e persone che vendono candele da mettere nel fiume...
Questo momento è molto bello perchè si vede il fiume nero pieno di luci arancioni che vengono portate via dalla corrente.




Finalmente, dopo la preghiera, anche noi turisti possiamo concederci un po' di riposo, dopo una giornata terribilmente calda, puzzolente e faticosa.

Il traffico infernale mette altri 30 minuti tra noi e una desideratissima doccia ma rende l'albergo ancor più "rifugio sicuro" per le nostre stanche membra; non sarà bellissimo, ma è comodo, c'è l'acqua calda (se richiesta 20 minuti prima) e l'aria condizionata - rumorosa ma funzionale -. E il ristorante, magari non proprio gourmet, è tranquillo e confortevole, con il cuoco che puntualmente ci chiedeva A) se volessimo birra, dato che l'albergo non la offriva e quindi il margine di 50 rupie a bottiglia se lo intascava lui e B) se volessimo qualcosa di specifico da mangiare per il giorno dopo, in modo da poterlo andare a comprare (tipo le 15 insalate di frutta che abbiamo mangiato in 2 giorni, nonostante in albergo non ci fosse mezza mela).

E domani? Saremo di nuovo a Varanasi. Prepariamoci spiritualmente.

martedì 2 ottobre 2012

Golosità "indiane" 2


Sundae Black Forest
gelato alla panna con topping di more, frutta secca e amarena!

lunedì 1 ottobre 2012

Golosità "indiane" 1


Abbiamo scoperto una catena di donuts strabuoni... ma la cosa più carina è la possibilità di comprare la scatola con donuts assortiti... e a meno di 5 euro ti porti a casa 18 mini ciambelline!^^

E pensandoci bene la pasta delle ciambelle è quella in eccesso dei donuts più grandi... GENIALE!